🍃 Come accompagnare alla morte?


Nel corso del nostro passaggio sulla terra ci capita di dover accompagnare qualcuno nelle ultime fasi della vita e nel trapasso.

Si tratta di una fase molto delicata, sicuramente per colui o colei che si accinge ad abbandonare le proprie spoglie, ma anche per le persone circostanti, in particolare per chi si fa carico di sostenere e accompagnare la persona verso l'ultimo respiro.

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Foto di Daniel Lloyd Blunk-Fernández su Unsplash

Le sfide dell’addio

Sono molti gli aspetti che possono presentarsi:
il malato, o il morente, potrebbe non essere pronto ad andarsene e non aver potuto elaborare la situazione che sta attraversando,
potrebbe essere aggressivo o essersi chiuso in sé stesso,
potrebbe avere dolore o sintomi che causano gravi disagi,
potrebbe essere preoccupato per ciò che gli sta accadendo o semplicemente negarlo fino all'ultimo…

Quando ricopriamo un ruolo di accudimento (caregiver) affronteremo alcuni mostri interiori:
la frustrazione,
l'impossibilità di allontanare la morte dalla nostra vita,
la rabbia contro il destino — e perfino contro il malato che “ha scelto di andarsene e abbandonare tutto”,
la paura per il futuro e di come sarà la vita dopo il trapasso di quella persona.

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🌕 Imparare a essere madri di vita e anche madri di morte

In questo caso l'essere madri riguarda sia gli uomini che le donne: significa imparare a gestare e a dare alla luce — o restituire all’oscurità — situazioni che hanno compiuto la propria Via.

Quando diventiamo madri (di esseri fatti di carne, di progetti o di idee) tendiamo a sentirci entusiasti, crediamo che si tratti di un nuovo inizio che ci permetterà di esprimere il nostro potenziale ad un altro livello.

Per alcuni di noi, al contrario, i nuovi inizi sono un tormento:
ci sentiamo bloccati dalla paura, dall'incertezza e dal dialogo interiore.
Questo accade perché ogni nuovo inizio lascia morire la fase precedente, la realtà conosciuta cui eravamo abituati.

I processi creativi comportano anche un certo impegno.
Pensiamo a una gravidanza, a creare un'opera d'arte o avviare una nuova attività: lo accettiamo, poiché genera vita.

Ma quando ci dirigiamo verso lo spazio della morte, il panorama cambia:
l'oscurità, l'ignoto e l'incertezza diventano teatro delle nostre paure arcaiche.

Non prendiamo minimamente in considerazione che, anche in questo caso, stiamo diventando madri di una nuova realtà:
invece di consegnare una creatura alla luce, la restituiamo al buio da cui era stata affidata alla vita.


Perché è così importante imparare a essere madri nella morte?

Perché i due contrapposti — vita e morte — hanno la stessa identica importanza e dignità.

Il neonato ha bisogno di essere nutrito, scaldato, pulito, amato e condotto in un ambiente a lui sconosciuto.
Allo stesso modo, il morente ha bisogno di essere accudito, forse nutrito e scaldato, ma soprattutto accompagnato in uno spazio che probabilmente considera terrifico, per tutto ciò che ha sentito e si è detto nel corso della vita.

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Immagine creata con IA


✨ Cosa significa accompagnare alla morte?

Per la mia personale esperienza, accompagnare alla morte significa avere fede in spazi più grandi di quanto possiamo percepire nel quotidiano.

Quando restiamo ancorati alla realtà conosciuta, ci risulta impossibile accettare che una persona giovane possa morire: ci sembra un’ingiustizia, una crudeltà senza amore.

L’unico modo per accogliere altri sguardi sulla conclusione della vita è uscire dal tempo e osservare la natura con occhi nuovi.

Osservandola per ciò che è, comprendiamo che la morte serve la vita — e che la vita trae forza dalla morte.

Gli alberi ricevono nutrimento dal compost delle foglie che furono, dai corpi di insetti e animali che muoiono, offrendo le proprie spoglie alla Terra.

Quegli alberi produrranno nuovi frutti e semi.
Alcuni diventeranno nuova vita, altri nutriranno ancora il compost.
Molti dei figli che un albero genera non diventeranno alberi adulti — ma alimenteranno il ciclo.


🌌 Elevazione e accettazione

Per accompagnare un morente in una situazione il più possibile serena, dobbiamo imparare a:

  • uscire dal tempo

  • uscire dalla realtà che stiamo affrontando

  • elevarci su un piano di accettazione, comprensione e benedizione delle regole cosmiche.

È assurdo invitare un malato terminale a nutrirsi, solo perché il nostro ego vorrebbe trattenere la sua carne in vita…
mentre la persona sta affrontando un percorso profondo che la riconduce alla sua anima.

"leggi anche questo articolo che parla di come trovare la serenità dopo un lutto"


Quando accompagniamo alla morte dobbiamo:

🌱 abbracciare nuove idee e possibilità
🌱 rispettare lo spazio e il tempo della persona
🌱 apprezzare il silenzio e il vuoto
🌱 offrirci all’esperienza con Fede
🌱 riconoscere la sacralità del nostro ruolo


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immagine creata con IA



🌲 Pratica gratuita per radicarti

(se stai affrontando questo tipo di esperienza)

– Vai in un bosco o in un parco un po’ selvaggio.
– Siediti, magari su una roccia con una buona visuale.
– Chiudi gli occhi, respira profondamente gonfiando la pancia.
– Inspira dal naso, espira dalla bocca.

Quando ti senti pronta/o, apri gli occhi e osserva la natura per ciò che è:
vita e morte danzano nello stesso spazio, con la medesima dignità e forza.

Osserva senza giudicare.
Lascia semplicemente che questo spazio diventi parte di ciò che sai, di ciò che sei.

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Non offro supporto psicologico né sanitario,
ma posso insegnarti esercizi fisici e respirazioni utili per auto-sostenerti in questo momento difficile.

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