Haters e perdita dell’anima: quando il giudizio nasce dalla frustrazione
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Una società compressa
In una società compressa come quella in cui viviamo, molte persone vivono nella frustrazione e sono prive di strumenti per contrastare tale stato.
Dalle mie esperienze sui social ho notato che queste piattaforme rappresentano, in buona parte, la cloaca in cui gli individui possono gettare i rifiuti del proprio essere.
Gli haters, a mio avviso, sono persone molto comuni, incastrate in vite che non gli piacciono.
Incapaci di mettersi in discussione, di fare valutazioni critiche sul proprio operato e di assumersi la responsabilità dei propri malesseri e fallimenti.
Vivono nella totale deresponsabilizzazione: sono convinti che gli altri (genitori, società, creators ecc.) siano responsabili delle difficoltà economiche che sperimentano e che la buona riuscita di una persona dipenda solo dalla fortuna di nascere in questa o quella famiglia.
Un hater non si domanderà mai:
«Cosa ho fatto oggi per migliorare la mia e l’altrui vita?»
Non dirà mai a se stesso:
«Ho scelto di fare questo lavoro che non mi piace perché mi fa sentire al sicuro e non devo sbattermi troppo per essere migliore.»
Spiritualità incarnata e corpi liberi
Io parlo di spiritualità in modo incarnato, terreno, non eterico.
Per questo vengo spesso percepita come pericolosa e fastidiosa da chi desidera mantenere le proprie piccole certezze al sicuro e intatte.
Mi capita di ricevere attacchi pesanti, sia sui miei contenuti – in particolare quelli dai toni incazzati – sia per la mia fisicità non conforme agli attuali standard di bellezza.
Sono una donna formosa, con un corpo che amo profondamente così com’è e che per me è fonte di piacere quotidiano.
Stando bene con il mio corpo ed essendo una donna libera, mi permetto di vestirmi esattamente come mi pare: se voglio fare un video in costume da bagno, lo faccio senza alcun problema.
Una parte di pubblico, ancorata a stereotipi di bellezza rigidi, trova in questo lo spunto per manifestarmi disapprovazione, inviti ad andare dal dietologo e altri commenti che non meritano altre parole.
La libertà che disturba
Altre forme di giudizio molto dure derivano dai contenuti in cui invito le persone a cambiare qualcosa della propria vita, a uscire dalla zona di comfort per non annichilirsi.
Chi da anni vive in uno stato di frustrazione e pochezza, e sente una donna di quasi cinquant’anni – paffutella, erotica, magnetica – che gli dice di darsi una svegliata perché sta sprecando la propria vita, può sentirsi molto infastidito.
E così pensa: «Ma questa chi è? Cosa vuole da me?»
Invece di sfruttare una possibilità di crescita e provare a percepirsi in modi nuovi, queste persone trovano molto più facile attaccare chi offre idee scomode.
L’equazione è semplice:
«Se lei è pazza, io posso restare come sono. Non ho bisogno di cambiare.»
Le persone preferiscono di gran lunga certezze spiacevoli piuttosto che scomodarsi nel valutare nuove idee e possibilità.
Che, per carità, va benissimo: ognuno è libero di scegliersi il proprio piccolo inferno personale.
Tuttavia, quando queste persone incontrano qualcuno che dice
«Guarda che c’è di più»,
si sentono attaccate nelle loro miserie e reagiscono male.
Ritrovare l’anima
Avere un corpo autentico e una personalità incarnata, senza incasellarsi in standard diffusamente accettati come giusti e insindacabili, ci rende magnetici per chi riconosce in sé il bisogno di ritrovare la propria libertà, autenticità e accettazione di sé.
Chi invece vive lontano dalla consapevolezza, nel timore del giudizio sociale e delle trasformazioni che la vita offre, tenderà a rifiutarci e ad attaccarci.
Perché vedrà in noi quella parte d’anima che ha perso nel corso della vita.
Se sei un hater, cosa puoi fare per stare meglio
Se sei un hater, hai bisogno di ritrovarti. C’è qualcosa dentro di te che ti spinge a essere duro con gli altri. Probabilmente ti fa sentire migliore rispetto all’opinione che hai di te stesso.
Ma esistono altre forme per migliorare se stessi. Per esperienza personale, ti consiglierei di sperimentare qualche forma d’arte: musica, pittura, canto, scultura, sport sono ottime modalità per riconnettersi a sé stessi.
Rifletti: come può farti stare bene il fatto di insultare o ferire altre persone? Questo è sprecare la tua energia in qualcosa che produce malessere negli altri, ma anche in te stesso, spesso senza che tu te ne accorga.
Ti faccio un esempio estremo: quando un militare in guerra uccide qualcuno, è vero che ha salvato la propria vita e che l’altro è morto, ma quel gesto rimarrà per sempre dentro di lui e produrrà effetti negativi sulla sua vita e sulla sua psiche. Tutto ciò che emani, ciò che senti dentro, viene amplificato.
Quindi, se compi gesti negativi verso gli altri, le ripercussioni ti ritorneranno comunque indietro, anche se non te ne accorgi.
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Cosa fare se sei vittima di haters
Anche tu, come il tuo “nemico”, hai bisogno di ritrovarti. È importante fare un passo indietro verso il tuo centro. Imparare a distinguere tra te e gli altri è fondamentale.
Quando permetti ad altri di ferirti, di dirti chi sei, stai consegnando nelle mani di altre persone la tua felicità.
Essere vittima di haters può portare, a sua volta, a una perdita dell’anima: vieni sbalzato in una realtà di odio e disapprovazione così, per proteggersi dal dolore, l’anima si allontana. Questo genera tristezza e senso di smarrimento, un fenomeno spirituale che ha effetti profondi sul corpo e sulla mente.
Perciò l’unica cosa che puoi fare è interrogarti su chi sei veramente e ricordarti quali scelte ti hanno condotto fino al punto in cui ti trovi.
Se conosci il tuo centro, nessuno potrà muoverti di lì.
Sì, certo, potresti sentire un po’ di fastidio o dolore perché non vieni compreso nelle tue azioni, ma è importante liberare queste energie, affinché non diventino sofferenza che si incastra nel corpo producendo dolori e malesseri.
Datti il permesso di scoprire la tua integrità, la tua capacità di essere TE con la T maiuscola.
Nessuno meglio di te può sapere chi sei veramente e dove stai andando.
Se il mondo non comprende ciò che fai o dici, certo, potrai interrogarti su come migliorare la tua relazione con questi aspetti, ma non dovrai mai chiederti come farti accettare.
L’unica risposta a questa domanda è che ci si può sentire veramente accettati solo quando iniziamo ad accettarci noi stessi in prima persona.
Vuoi trasformare il giudizio in presenza viva?
Se desideri approfondire il lavoro su di te, puoi prenotare un incontro individuale.
Ogni passo verso l’anima è un ritorno a casa.





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