Perché non riesco a fidarmi pienamente degli altri, specie nelle relazioni intime?
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| Immagine tratta da Pinterest |
(Ariavibra non parla all’abusato, ma alla parte viva che abita dietro la maschera.
A quella forza che, nonostante tutto, desidera tornare a respirare, a vibrare, a fidarsi ancora della vita.)
Quando l’infanzia non è un luogo sicuro
Gli abusi subiti in tenera età sono causa di disagio anche nell’età adulta.
Quando questi abusi si consumano all’interno delle mura domestiche, l’essenza profonda della persona diventa fragile e frammentata, perché è mancato quello spazio sicuro in cui un essere umano può sviluppare appieno la propria indole.
Mentre i bambini amati e accuditi sono impegnati a scoprire il mondo, le relazioni, il gioco e la propria realtà istintiva, le vittime di abuso crescono in un ambiente ostile e faticoso da sostenere.
Oltre a dover apprendere ciò che ogni bambino impara, queste persone devono anche proteggersi come possono, inventando strategie per sottrarsi alla violenza, imparando metodi per non impazzire — a volte perfino per non morire.
Il dolore che non vogliamo vedere
Risulta quasi inconcepibile che un bambino possa sentire in sé un impulso di morte. Eppure accade.
In questo articolo voglio togliere qualunque velo protettivo che gli adulti scelgono di indossare per non sentire il dolore che abita un bambino abusato.
Alcuni di loro pensano alla morte, altri vorrebbero fuggire via pur di non dover più sopportare quegli orrori.
Queste piccole persone, su cui la società proietta un mucchio di stronzate irreali – famiglie perfette, sorrisi obbligatori, bambini sempre felici – sono in realtà guerrieri.
Lottano per arrivare vivi all’età adulta, nonostante famiglie disfunzionali e una società che spesso li tradisce ancora.
Molti diventano vittime di bullismo, altri bulli, nel tentativo disperato di risarcirsi dei torti subiti.
Cosa accade nell’età adulta
Quando si arriva finalmente all’età adulta e magari si trova il coraggio di affrontare un percorso terapeutico, a un certo punto ci si accorge che le immagini di abuso non spariranno mai del tutto: trovano nuovi canali per manifestarsi.
Se metabolizzate, diventano gestibili.
Smettono di generare ansia o panico e si trasformano in parte del proprio Pantheon interiore.
Impariamo a includere queste antiche divinità ferite nella nostra esistenza.
Ma, anche dopo decenni, a volte assumono ancora sembianze terrifiche.
Se siamo attenti e sinceri con noi stessi, ci accorgiamo che alcune sensazioni nelle relazioni restano condizionate da quel tarlo che, molti anni prima, ha iniziato a rodere la nostra solidità interiore.
Il corpo non dimentica
L’abuso – in particolare quello sessuale – viene memorizzato nel corpo, come ogni trauma.
Se hai vissuto un incidente o una caduta, avrai notato che il corpo tende a irrigidirsi quando si ripresenta una situazione simile.
Anni fa cappottai in macchina: ancora oggi, in certe situazioni alla guida, mi ritrovo tesa al volante senza volerlo.
👉 È così che il corpo conserva la memoria del trauma.
Immagina allora la tempesta che si scatena dentro una persona quando qualcosa, anche lontanamente, le richiama alla memoria un abuso sessuale vissuto trent’anni prima.
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Il controllo, la manipolazione e le ferite invisibili
I pedofili “gentili” utilizzano una serie di espedienti e tecniche per rendere complici i bambini malcapitati.
Non le elencherò per non dare suggerimenti a questi disgraziati, ma l’effetto di quei raggiri è chiaro: in età adulta diventano credenze e comportamenti dolorosi.
“Non posso fidarmi di nessuno.”
“Se amo, soffrirò.”
“Devo controllare tutto per non essere ferito di nuovo.”
Questi meccanismi diventano disfunzionali nelle relazioni adulte, ma spesso non ce ne rendiamo conto.
Accusiamo gli altri di trattarci male, di essere tossici o di abusare di noi, ma in realtà il corpo sta semplicemente inviando un segnale di allerta, come quando eravamo bambini.
Non è il presente a farci paura: è il passato che si riattiva dentro di noi.
Passato e presente si confondono
Questi comportamenti sono talmente radicati nel corpo che non riusciamo a riconoscerli né a distaccarcene.
Da qui nascono i grandi casini nelle relazioni intime e reagiamo come se fossimo ancora quei bambini in pericolo.
Quando qualcuno ci ha derubato della nostra innocenza, il corpo associa la felicità alla colpa.
Così, ogni volta che otteniamo qualcosa di buono, una parte di noi si sente in pericolo o “sporca”. (Leggi anche questo articolo)
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Guarire è possibile
Se hai vissuto abusi sessuali, fisici o psicologici, è fondamentale intraprendere un percorso di cura affinché il passato non condizioni troppo il presente.
La psicoterapia è un punto di partenza utile, ma è importante scegliere un professionista che non ti costringa a rivivere il trauma all’infinito: rivivere non guarisce, trasformare sì.
Per questo, oltre alla mente, occorre lavorare sul corpo.
Il trauma vive nei tessuti, non solo nei ricordi.
Nelle pratiche che propongo in Ariavibra, attraverso meditazione dinamica e respirazione alchemica, impariamo a bruciare letteralmente le parti di noi che non sono più vere.
Queste pratiche servono a riconoscere il bambino ferito, ad accoglierlo, liberandolo dal ruolo di vittima.
Le immagini disfunzionali presenti nel campo energetico diventano blocchi nei tessuti, che si manifestano come rigidità e dolore — fisico, mentale ed emotivo.
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| Chi sono |
Il movimento Ariavibra tiene conto di tutto questo:
ha l’obiettivo di rilasciare le memorie negative attraverso il corpo, la respirazione e il movimento consapevole.
Sono possibili:
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Sessioni individuali mirate,
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Percorsi graduali per chi desidera alleggerire le proprie memorie cellulari con delicatezza.
✨ Contattami per maggiori informazioni e per scoprire come il tuo corpo può tornare a fidarsi della vita.






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